Cronaca
giugno 24, 2015 1721 Visualizzazioni

MecWilly, un robot alla scuola d’infanzia “Mario Lodi” di Chiaravalle

MecWilly, un robot alla scuola d’infanzia “Mario Lodi” di Chiaravalle

Il progetto condotto dal S.E.Fo.R.A. Lab. del dipartimento di psicologia dell’università di Bologna, insieme all’ideatore Roberto Masini e con il contributo delle insegnanti, ha avuto un’importante finalità ossia introdurre MecWilly, un robot umanoide, con l’obiettivo di sensibilizzare i bambini della scuola dell’infanzia “Mario Lodi” di Chiaravalle (3^, 4^ e 9^ sez.), alla raccolta differenziata.
È stata creata una situazione di gioco interattivo in cui i bambini aiutavano MecWilly a gettare nel giusto contenitore i rifiuti che il robot aveva in mano. Nello specifico gli alunni dovevano dare a MecWilly informazioni su come muoversi entro un’apposita area disegnata sul pavimento, giocando con le loro abilità di movimento nello spazio, competenza importantissima per costruirsi una mappa dei percorsi che si fanno abitualmente.

Ci sono stati due momenti salienti dell’intero progetto durante i quali i bambini hanno avuto la possibilità di interagire con MecWilly ponendogli alcune domande. Le insegnanti della scuola “Mario Lodi” sono rimaste incredule dinanzi alla fantasia dei bambini che hanno fatto al robot domande molto puntuali e mirate. Emblematico il caso di un bambino che voleva partire con MecWilly per vedere il suo pianeta, tuttavia si è visto costretto a rinunciare poiché stare via una settimana sarebbe stato un periodo troppo lungo.

Spiega il dott. Elvis Mazzoni, ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna, che ha coordinato il team del progetto: “Nei bambini il robot provoca un fascino incredibile. I bambini di 4-5 anni tendono infatti ad “animare” tutti gli oggetti che li circondano, a pensare che siano “vivi”. Da questo punto di vista, un robot umanoide come MecWilly, con caratteristiche simili a quelle umane, ma con evidenti differenze, attiva una miriade di quesiti nei bambini e attiva importanti processi di assimilazione (di conoscenze nuove) e accomodamento (di conoscenze già acquisite) che nell’ottica piagetiana sono alla base della costruzione del bambini circa il funzionamento del contesto in cui vive (e del mondo).

Nella seconda giornata del progetto, i bambini hanno invece interagito con MecWilly per aiutarlo a raggiungere i giusti contenitori entro i quali gettare i rifiuti che il robot serrava nella sua “mano”, una sorta di pinza metallica. “Questa parte del progetto“, spiega il dott. Mazzoni, “è molto importante in quanto la costruzione della conoscenza spaziale si basa sul paradigma del conflitto socio-cognitivo. In altri termini, un bambino da solo, o due bambini, danno istruzione al robot, ma nel caso in cui le istruzioni non siano corrette, il robot non offre una soluzione, ma cerca di far riflettere i bambini: “Dunque, mi hai detto di andare a destra, allora parto?”; “Sono arrivato … siamo sulla strada giusta?”. Inoltre, “nella situazione di interazione fra due bambini, i bambini sono posti uno di fronte all’altro, per cui ciò che per un bambino è destra, per l’altro è sinistra. Essi devono negoziare la soluzione per dare al robot un’unica informazione circa dove andare, ma per fare questo devono comprendere che destra e sinistra sono concetti relativi alla posizione in cui mi trovo e non caratteristiche assolute degli oggetti.

da Le insegnanti Simonetta Albini e Stefania Gaggiotti

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