Politica
marzo 24, 2015 1197 Visualizzazioni

Lettera dell’ex assessore Aquili sull’urbanistica di Chiaravalle

Lettera dell’ex assessore Aquili sull’urbanistica di Chiaravalle

Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata da Gianni Aquili, cittadino di Chiaravalle, ex assessore, sull’urbanistica cittadina.

Il primo buco che tappo è il vostro….Iniziava così il racconto di Rabì (chiaravallese), Mario Biagioli, il Professore, per la sua abilità nel suonare il clarinetto ed il sax, perfezionati in Cesena con i grandi Maestri del liscio romagnolo.
Il buco da tappare riguardava il sig. Fazi che voleva essere a posto con il pagamento della pigione. Ma negli anni trenta con la crisi che mordeva era difficile pagare l’affitto. Il poveretto, persona onesta, in quel mese non aveva i soldi e si rivolse ad alcuni suoi amici per vedere come sistemare la questione. Gli proposero, questi” parasacchi”: Neno de Fammelume, Mochi, Amadei, Grifoni, di farsi fare una gessata su tutta la gamba, in modo che quando il padrone veniva a chiedere l’affitto poteva dire di aver avuto un infortunio. Accettò, ed il padrone constatando la situazione s’impietosì. Il Fazi gli disse: stia tranquillo sor padrò, non appena mi rimetto: ” il primo buco che tappo è il vostro”.
La gamba dopo qualche ora divenne viola, dovettero chiamare il primario chirurgo il dott. Bacchiocco che con la sega appropriata aprì quella gessata fatta con il gesso da muratori.

Che c’entra il buco con la devastazione urbanistica tra via 25 Aprile, Largo 2 Giugno, capanne davanti e piazza delle Erbe?
C’entra eccome, come tante altre aree già “ingessate” ed altre in via di “ingessamento”. Il buco o i buchi che erano stati salvati dalla speculazione edilizia con la Variante Specifica al Piano Regolatore , del 1975, progettisti Arch. Pompei e Bonomi e i loro degni allievi Arch. Franco Tinti e Oscar Stivali.
Alla fine, non tanto per la crisi, ma per ingordigia dei soliti speculatori, con la copertura “disciplinare” dei soliti noti architetti e con la direttiva, la complicità, l’assenza e l’incapacità di sindaci, assessori e consiglieri e con la dirigenza comunale ed apicale che tutto o quasi approva, e con noi “babbalotti” che ci fidiamo di chi ci governa, hanno incominciato a tappare i seguenti buchi: l’ex fabbrica bilance Sarzani, l’ex Riolp, l’ex deposito corriere.

Stanno apprestandosi a fare lo stesso con l’ex Cral, il Consorzio Agrario e via di seguito, (attenti ai parchi, perché qualche pensiero malsano è in gestazione; ci provino e vedremo).
Con la differenza che al posto del gesso ci mettono il cemento e quello armato.

Mi chiedono in qualità di ex assessore del perché, di fare qualcosa, rispondo quasi sempre, per esperienza acquisita, che non si possono dare le pastarelle ai somari.
Sull’ex Riolp, prima raffineria Barboni, questa industria chimica, petrolifera di danni ne ha fatti tanti, si poteva in parte rimediare, bonificando l’area dotandola di verde, anche per riparare ai danni che nel passato sono stati fatti in termini di salute agli abitanti delle capanne davanti (ancora non c’era via 25 Aprile).

Invece guardate oggi, perché importante andare a verificare. Abbiamo piazza delle Erbe del mercato del venerdì oramai chiusa, meglio prigioniera, tra le quinte delle Capanne, di via Verdi, di via 25 Aprile e largo 2 Giugno.
Hanno costruito ultimamente due edifici quello che si affaccia su 25 Aprile, con il parcheggio a suo uso e consumo, il lato verso piazza delle Erbe, a filo strada senza marciapiedi, quello in costruzione, ugualmente.

Scusate, se dovesse succedere qualche persona che si fa male o peggio qualche tafferruglio, cosa succederà.
Quando ero amministratore, con l’acquisto dell’area di piazza delle Erbe (a basso costo) riuscimmo in parte a risanare lo scempio del palazzone che insiste su un densità fondiaria di 25 mc mq. (emulavamo Palermo), e lasciammo libere le aree dove oggi si sono costruiti quei due “gingilli” di cemento.

Chiedo ancora una volta agli amministratori, ma sono stati veramente rispettati e si rispetteranno le prescrizioni della Legge Urbanistica del 1942, dei Decreti Ministeriali del 1968 sulle densità edilizie e sugli standard urbanistici, perché la dico tutta a tutti: se non ci fossero stati questi strumenti legislativi, insieme alle capacità dei Pompei e collaboratori ed alla volontà politica, dietro la biblioteca comunale si sarebbe costruito un “robbo” di 60 appartamenti. Appena è calata l’attenzione e dico l’amore per la nostra città è ricominciata la colata.

Se qualcuno desidera che gli si tappi il buco stia pure alla mossa, ma gli altri si scansino ed incomincino a tagliare con nuovi Bachiocco il cemento.

da Gianni Aquili

1 Commento

  • Dice, Gianni Aquili, che con modestia si firma cittadino chiaravallese, e che invece è stato un valido e coraggioso assessore all’urbanistica, una verità che va ascoltata e propone una riflessione e un sollecito che vanno accolti: a Chiaravalle non c’è solo il dell’ area fintecna, ma una serie di crateri, via via colmati di “cattivo cemento”, e altri oggi “in sonno” solo per la crisi drammatica del mercato immobiliare ma manca da tempo uno stumento urbanistico capace di governare il territorio, impedire scempi, dare un’anima alla ciità e rileva che fino ad oggi l’urbanistica è stata solo prerogativa di “palazzo” che ha tenuto i cittadini lontani dalla conoascenza dei problemi e soprattutto senza strumenti di controllo e decisione.Propone quindi che il consiglio comunale aperto (convocato da Vittorio Sgarbi e Gian Antonio Stella, ci si permetta questa amara ironia) possa diventare un primo passo di confronto che ripensi la città, rinnovi i suoi strumenti urbanistici, crei istituti veri di partecipazione e controllo. Grazie Gianni, mille e mille volte abbiamamo baruffato sui contenuti ma i “fondamentali” ci regalano la possibilità di una condivisione.

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