Cronaca
dicembre 16, 2014 1969 Visualizzazioni

Lettera aperta in ricordo del ‘Cavaliere’

Lettera aperta in ricordo del ‘Cavaliere’

Riceviamo e pubblichiamo una lettera firmata in ricordo di Sergio Suardi, il Cavaliere, venuto a mancare pochi giorni fa.

Con la tua “momentanea” scomparsa lo siamo diventati di più. E ci ritroviamo increduli ed “orfani”, come in tante occasioni tu ci hai ben classificati dandoci dei “babbalotti”, quando non riuscivamo a “strecciarci” (altra tua definizione), in tante situazioni siano esse difficili che normali.

Caro Sergio Suardi, compagno dell’indimenticabile Gioia (Pierpaoli Maria Grazia, impiegata comunale), entrambi quando eravate in vita ci avete regalato momenti irripetibili dello stare insieme tra amici e compagni, le “uscite” di Gioia così fuori contesto e spiazzanti sulle quali ritornavamo e ci ritorniamo spesso a commentarle e di nuovo a riderci e rifletterci sopra. Ascolto e rivedo in questo il distacco disincantato la sua cara mamma Rosina e la inarrivabile simpatia della sua carissima zia Gina (Gina de Pancho Lamberto e Gianni), insieme a quella dolcezza di sua nonna Enrichetta (Ricca della stracciara, che leggeva le carte in modo insuperabile ed unico). Scusa Sergio se ho parlato di Gioia, ma penso che tu se non c’era lei, saresti stato meno Cavaliere e più Giombi, il caro Mario, tuo padre. Una persona laboriosa, un bravissimo tipografo, un socialista dei tempi andati, un autodidatta sempre attento al nuovo e amico di tutti, un uomo dall’animo profondamente mite, così lo ricordo. Questo tuo sodalizio con Gioia ha fatto emergere in te lo spirito “spiccio” di tua madre Dina, la “Pistona”, insomma un programma di vita molto “cappannaro” che ci ha contagiato ed arricchito.

Quante volte abbiamo riso, fatto battute, “cagnare” politiche, ti ricordi le “spomidorate” che ci arrivarono ad una festa delle cappanne nel giardino del bar “Gilda”? Gioia che supplicava mia moglie Franca-Linda di fare qualcosa, prima che succedesse l’irreparabile, ci ha pensato quello dei pomodori a mettere fine alla “scagnarata” e subito dopo un “frizzantino” ha calmato gli animi rendendoci un po’ “cottori”. Quanti sfottò sul tuo lavoro di rappresentante, non c’era giorno che in tanti ritornavamo lì, un elenco lungo da: Tullio Buratti, Eraldo Bruschi, Ranieri Felcini, Marcello Cirilli, Cesare Boschi “il Pacchiarì”, Gianni Belfiori “beau fleur”, Otello Giaccaglia (gli facevi sempre fighetto…., ci credo!), il caro Paolo Pasquini, macchinista delle ferrovie, Ercole Mengoni, Doriano il barista, Giuliano Brandoni, Giorgio Morosetti, Franco Favilla, Orlando Fiorani, Silvano Luconi e l’ineffabile farmacista Filiberto Manzoni con i giudizi frutto di esperienza e umane conoscenze dei compianti Lamberto Moroni e Cesare Seri. Qualche volta quando erano in zona Fabio Piersantelli (figlio di Clara della Paparasciana e di Tittì) e di suo fratello il caro e buon Cesare, con Gino Paoletti “Babussetto”, con Ivano (il rigattiere-farmacista) e poi si aggiungevano le inaspettate parole di Carlo “il romano”, cugino scomparso dei tanti acquisiti nella Famiglia  Pierpaoli-Suardi. E con Ferruccio Vico e gli amici della Chiusa la storia si ripeteva. Però sul ruolo “dei lupi solitari”, ovvero dei rappresentanti di commercio, molti degli sfottò su di te, ha provveduto ad illuminarci il Prof. Lino Falà, collega e grande tuo amico. Da parte mia come ti ho detto mi sono ricreduto, dopo qualche giro che ho fatto insieme a te da clienti vecchi ed in cerca di quelli nuovi. Questo mio giudizio è stato condiviso anche dal caro e spassoso amico Antonio Barigelli, quando ti abbiamo accompagnato da vecchi clienti, in auto le solite discussioni di politica, sempre a sinistra e con le immancabili gradazioni di livello di scontro. Ma quando ci hai portato nell’ufficio di quel vecchio cliente che aveva alle sue spalle un quadro di Benito in parete, i toni rivoluzionari di fronte alle possibilità dell’affare si sono spenti e lì è venuta fuori l’arte del vendere, dove ho compreso che il mestiere di “lupo solitario”, non è da tutti, anche se ci avevo provato per scherzo in gioventù, ci vuole uno “stomaco”….. Per fortuna che lo stomaco, dopo l’affare andato in porto si è ripreso con un bel gelato e l’immancabile pranzo in una delle tante trattorie dove si magia bene e si spende poco che hai conosciuto nella tua lunga esperienza.

Cavalié, ci sarebbero tante cose da raccontare sulle quali ridere e molto, un aneddoto va ricordato;  la foto in piazza del Comune prima che venisse bombardato, tu avrai avuto tre anni insieme a tua mamma e Mario con la sigaretta, un inedito da custodire. Ricordi le battute e le parti che abbiamo messo in scena al riguardo nei confronti di un nostro amico che era in perenne “seccareccia”, non vedeva mai un bocco? Io che mostravo la foto dicendo ad altri amici, perché l’interessato intendesse, che con la foto eri riuscito a prendere la pensione di vittima civile di guerra con tutti i milioni di arretrati e poi aggiungevo l’altra pratica era andata a buon fine per “il riconoscimento del danno biologico” ricevuto durante il bombardamento, che ti aveva causato un limite all’altezza, ma che comunque avresti avuto un sacco di soldi e quindi saresti divenuto un Cavaliere a tutti gli effetti, come quell’altro.

Ti voglio ricordare, per l’impegno che mettesti in qualità di consigliere comunale per la realizzazione degli orti comunali, che grazie alla tua forte convinzione e testardaggine, sono divenute realtà concreta, fonte di aiuto economico e momento di passatempo per gli anziani. Avevi però un dote rarissima, riuscivi ad essere amico dei vecchi e dei giovani, forse come te non ce ne sono in giro, grazie, grazie Sergio!

Oggi termino qui e spero nei prossimi giorni di realizzare qualcosa in video al circolo “Spazio rosso” – Caccia e pesca – per ricordarti e per ridere ancora insieme tra babbalotti.

da Gianni Aquili

3 Commenti

  • Grazie Gianni e grazie a tutti i suoi unici e fantastici amici , anzi VERI amici, di quelli che oggi raramente si incontrano.
    Rileggere quei piccoli e tanti episodi ( molti dei quali anche piuttosto divertenti) fa tornare alla memoria lo spirito allegro di mio nonno, ironico e battagliero, pronto a sacrificarsi per i suoi ideali, onesto e sincero, permaloso ed elegantissimo .
    Potremmo star qui a elencare difetti e pregi, ma forse neppure un libro basterebbe a dare un giusto ritratto della sua personalità. Tuttavia, il ricordo dei vostri racconti mi fa fare un tuffo nel passato, in tempicosì addietro, risvegliando alla memoria aneddoti talvolta a me noti per sentito dire, talvolta perché da me stessa vissuti e talvolta neppure mai saputi, visto la mia giovane età .
    Mia madre ringrazia tutti voi per l’affetto che le dimostrate da sempre ed in modo particolare in questi giorni, e ricorda il padre per il suo coraggio nella sua vita: politica, familiare,e lavorativa e nei suoi ultimi istanti.

  • Ciao “INSETTO”.. così mi chiamava quand’ero piccolo..
    Ciao Zio!

  • Mi unisco al vostro ricordo perché sono stata compagna di banco di Gioia alle Magistrali ed ho diviso con lei lo studio, fra una sigaretta e un caffè, a casa sua, e tanti “seghini” con lunghe passeggiate al Campo degli Ebrei e al porto di Ancona. Ci siamo volute molto bene, sono stata al suo matrimonio con il Cavaliere, poi la vita ci ha divise per farci ritrovare in una gita a Roma come se non fosse trascorso alcun tempo. L’amicizia non era stata scalfita neanche un po’. Purtroppo abbiamo gioito del nostro affetto per poco.
    Loredana

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