Cronaca
gennaio 11, 2015 2667 Visualizzazioni

Le reazioni dopo l’arresto del presunto assassino di Giancarlo Sartini

Le reazioni dopo l’arresto del presunto assassino di Giancarlo Sartini

Tanto dolore, tanta rabbia ma anche tanti dubbi. La notizia dell’arresto di Nicolae Cornel, il rumeno accusato di aver ucciso Giancarlo Sartini, è stata accolta con una miscellanea di sentimenti diversi dai chiaravallesi. C’è chi non crede alla sua colpevolezza, chi lo difende, chi lo accusa senza mezzi termini e chi preferisce trincerarsi dietro un silenzio che nasconde tanta amarezza e profondo dolore. E’ il caso di Carla Sartini, la sorella del povero Giancarlo, massacrato a colpi di spranga nella notte tra il 26 ed il 27 dicembre. “Non riesco a dir nulla – ci dice Carla con un filo di voce rotta dall’emozione – non riesco a parlare. Voglio avere certezze ed attendo che tutto sia chiarito. Certo se fosse stato lui farebbe ancora più male: un giovane che conosceva Giancarlo, le sue difficoltà. Come si può arrivare a questo? Come si può uccidere con tanta ferocia una persona inerme?”. Carla Sartini non vuol aggiungere altro.

Ci sono poi quelli che con “Nica” Cornel dividevano l’appartamento di via Circonvallazione. Come Massimo Cecchetti, chiaravallese sessantenne che da tempo condivideva l’abitazione con il ventiduenne rumeno. “Ho aperto io la porta ai carabinieri e non posso pensare che Nicolae sia colpevole. Mi viene da piangere – dice Cecchetti che è stato interrogato più volte dai carabinieri – se penso che quel ragazzo è in carcere e non abbiamo più una casa: questa notte ho dovuto dormire nel mio camion ed ora non so quello che fare. Lo conosco da anni: non penso che Nica sia un violento”.

Anche Maurizio Talevi, titolare dell’Ortofrutticola Chiaravallese, azienda in cui lavorava il rumeno, si dice sorpreso. “E’ in Italia da 10 anni, da 3 lavora da noi – dice Talevi – si era ben integrato ed era un lavoratore impagabile, una persona di buon cuore ed un giovane dal carattere semplice ed affidabile. La mattina del 27 dicembre si era presentato regolarmente al lavoro e non avrei mai pensato ad un suo arresto”.
Non avevamo problemi a lasciargli gestire la cassa – dice Barbara, la moglie di Talevi – e non è mai mancato nulla. I clienti gli vogliono bene e lo apprezzano. Da tempo aveva programmato le ferie in Romania: doveva partire proprio il 10 e tornare dopo 15 giorni; aveva dato il cambio a Catalin, altro rumeno che lavora da noi appena tornato dalla Romania”.
Nica è stato fermato dai carabinieri alle 20 di venerdi mentre usciva dal posto di lavoro. “E’ un giovane come tanti – dice Talevi – che ha la mamma rumena che vive con un italiano a Jesi e che nei giorni liberi ama divertirsi come accade ai nostri ragazzi”.

E’ su questo punto che emerge una significativa differenza di vedute e di pensiero. Giacomo, il titolare del bar della Torre, locale spesso frequentato dal giovane rumeno e da altri suoi amici, pur non accusando nessuno, mette in evidenza le differenti culture, gli usi e costumi diversi dei giovani rumeni. “Nei fine settimana si ubriacano e diventano violenti, hanno comportamenti strani, talvolta pericolosi. Nica è un lavoratore ma quando si ubriaca diventa un’altra persona”. E quella sera di Santo Stefano in parecchi al bar dicono che Nica avesse bevuto troppo.

di Gianluca Fenucci

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