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aprile 22, 2015 2024 Visualizzazioni

Alberto Mario Giuliani, l’ingegnere chiaravallese che guidò la Resistenza ad Ebensee

Alberto Mario Giuliani, l’ingegnere chiaravallese che guidò la Resistenza ad Ebensee

L’Anpi di Chiaravalle dedica le celebrazioni del 25 aprile di quest’anno a tre chiaravallesi morti per mano nazifascista: Emilio Balduini, Nello Marinangeli, Alberto Mario Giuliani. I loro nomi sono scritti in una lapide che l’Anpi appose sul fianco del monumento ai caduti di Piazza Mazzini nel 1945. Ma chi erano Balduini, Marinangeli e Giuliani? Le ricerche dei volontari dell’Anpi hanno dato immediati risultati quanto alle figure di Balduini e Marinangeli. Il primo era un partigiano della Brigata Garibaldi, trovò la morte in combattimento nei pressi di Cingoli. Il secondo era invece un gappista, partigiano di città, morì dissotterrando le mine tedesche che ostacolavano l’ingresso in Chiaravalle delle truppe polacche. Poco o niente, invece, era venuto fuori a proposito di Giuliani. Si sapeva che era nato nel 1910, che emigrò al nord per lavoro, che si sposò con una donna di San Vittore Olona e che infine morì nel campo di concentramento di Mauthausen nel gennaio del 1945. Un destino purtroppo comune a molti in quegli anni. Tanto l’archivio comunale quanto quello di Stato ad Ancona non ci avevano fornito altre informazioni.
La “svolta alle indagini” è arrivata quando per caso abbiamo provato a digitare “Alberto Giuliani Mauthausen” su Google! Dai risultati restituiti dal motore di ricerca abbiamo intuito di essere di fronte ad una storia eccezionale.

Alberto Mario GiulianiAbbiamo scoperto cioè che Alberto Mario Giuliani era perito tecnico alla Franco Tosi di Legnano, una delle ditte più importanti del nord Italia, convertita dai nazisti durante la guerra a produzione bellica. Il 5 gennaio del 1944 otto lavoratori della commissione interna, tra cui Alberto Giuliani, furono arrestati dai nazisti in reazione agli scioperi e trasportati nel carcere di San Vittore. Da lì a Fossoli e poi, tramite vagoni piombati che recavano la scritta “Lavoratori volontari per la Germania” deportati nel campo di concentramento di Mauthausen. Giuliani fu in seguito trasferito nel sottocampo di Ebensee, uno dei più duri, in cui si scavavano giganteschi tunnel per trasferire le produzioni belliche al riparo dai bombardamenti alleati. Durante la prigionia, Giuliani fu scelto dai compagni italiani per guidare il movimento di resistenza interno al Lager: la solidarietà creata tra i prigionieri consentì a molti di loro di sopravvivere in quell’inferno. Amara sorte toccò invece al chiaravallese, che morì di broncopolmonite il 6 gennaio del 1945, quattro mesi esatti prima della liberazione del campo. Degli 8 deportati della Franco Tosi, solo uno fece ritorno in Italia, ma si suicidò pochi anni dopo la fine della guerra, proprio a causa dei terribili ricordi legati al lager. Ogni anno l’Anpi di Legnano, il 5 gennaio, celebra il loro ricordo. E proprio grazie alla generosa collaborazione degli amici dell’Anpi di Legnano abbiamo ricostruito parte della storia di Giuliani e siamo riusciti a rintracciare la sua unica figlia Giuliana, che oggi vive a Milano e conserva un caro ricordo di Chiaravalle.

Giuliana è nata nel mese di giugno del 1943, appena sei mesi prima dei fatti della Franco Tosi. Ovviamente non ha ricordi diretti del padre, ma è stata per noi preziosa fonte di documenti, fotografie e racconti che ci hanno permesso di capire meglio la statura morale di suo padre Alberto Mario e di sua madre Ada. Abbiamo così appreso che Alberto discendeva dalla famiglia Giuliani-Magini, una delle più note e stimate a Chiaravalle. Suo padre Pietro era simpatizzante comunista. Abitavano lungo l’attuale corso Matteotti, nello storico edificio che fa angolo con via Leopardi. Alberto Mario Giuliani si diplomò nel prestigioso istituto tecnico di Fermo, poi si laureò in Ingegneria a Torino e venne assunto dalla Franco Tosi nel 1935. Si sposò con Ada Roveda, casalinga di San Vittore Olona, nel settembre del 1942, e a giugno dell’anno seguente nacque Giuliana. Alberto Mario potè stringerla tra le braccia solo per pochi mesi, prima del fatidico arresto in fabbrica.
La morte di Alberto destò forte eco a Chiaravalle. Messaggi di cordoglio giunsero alla famiglia da tutti i partiti politici democratici e dal Cln. L’Anpi nel 1945 iscrisse il nome di Alberto Giuliani tra i soci onorari, accanto ai cittadini morti per la libertà. A Giuliani era dunque stato riconosciuto il sacrificio di Resistenza, compiuto non sulle montagne o nelle città italiane, ma nell’inferno del campo di concentramento e prima ancora nella fabbrica in cui lavorava. Il nome di Giuliani è su tre tombe: a Chiaravalle, nella cappella di famiglia, a Legnano, nel monumento che celebra i deportati della Franco Tosi, e ad Ebensee nel memoriale del lager. Nessuna delle tre tombe ospita le spoglie mortali, dato che il suo corpo fu bruciato nel forno crematorio, ma ovunque il suo nome merita di essere ricordato. Chiaravalle gli dedicò una via, la traversa di Via della Repubblica che oggi più genericamente si chiama via della Resistenza. Addirittura il campo sportivo che aveva sede in quella che oggi è da tutti conosciuta come area Fintecna, alla fine della guerra prese il nome di Alberto Mario Giuliani. Poi il campo fu abbattuto, la via cambiò nome, i ricordi dopo la morte dei genitori e degli altri parenti rimasti a Chiaravalle si affievolirono. Rimase la lapide sul monumento dei caduti che oggi, grazie all’aiuto dell’Anpi di Legnano, della dolcissima signora Giuliana e di google, ci ha permesso di recuperare questa storia.

Guardando oggi i documenti originali, le fotografie e gli appunti, mentre ci apprestiamo a preparare la mostra per il 25 aprile, ci rendiamo conto che la storia di Alberto è sì una storia comune a quella di tanti altri italiani di quegli anni. Ma al tempo stesso è una storia straordinaria perchè ha in sé tutti, ma proprio tutti, i caratteri di quel drammatico periodo. Come se la vita di Alberto riassumesse in sé la storia di un’intera generazione. C’è il tema del lavoro, gli scioperi nelle fabbriche del nord Italia, che tanta importanza ebbero nella presa di coscienza della classe lavoratrice. C’è l’arresto ingiusto e la deportazione nel campo di concentramento con il più alto tasso di mortalità dell’era nazista. Il tutto avveniva mentre a casa la giovane moglie, con una figlia di appena 6 mesi, lo aspettava senza avere la minima idea di cosa stesse succedendo. C’è la Resistenza: non quella dei partigiani, finalizzata ad un mondo migliore, ma quella nei lager, che aveva come unico obiettivo quello di rimandare la morte anche di un solo giorno, e di intralciare i piani diabolici degli aguzzini tedeschi. Ci sono le bugie dei nazisti, quando comunicarono alla famiglia che Alberto era morto per un bombardamento delle truppe alleate, mentre in realtà era morto di broncopolmonite perchè costretto a scavare una galleria seminudo in mezzo alla neve. C’è la vigliaccheria dei fascisti, i suoi accusatori, che approfittarono dell’arresto per rubare l’oro in casa Giuliani e che dopo la Liberazione furono svelti a svestire fez e camicia nera per indossare i più comodi panni di democratici antifascisti. E c’è purtroppo la memoria cancellata di un Paese che non ha voglia di ricordare il suo passato, i sacrifici fatti dai giovani di allora per garantire a tutti noi questa cosa meravigliosa e fuggevole, chiamata libertà.

La storia di Giuliani, Balduini e Marinangeli, sarà raccontata dai volontari dell’Anpi con una mostra allestita sabato 25 aprile in Piazza Risorgimento, di fronte al Comune. L’occasione per richiamare alla memoria i nomi tre nomi che meritano di essere cancellati. E che ci fanno sentire un po’ più orgogliosi di essere chiaravallesi.

da Matteo Belluti

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